Pino Pedano Orizzonte 1975 – 2010

Trentacinque anni dopo il suo esordio, Pino Pedano fa il punto del suo percorso artistico con una grande mostra nelle prestigiose sale di Villa Clerici. Le opere dello scultore che meglio di chiunque altro ha saputo cogliere la vitalità del legno, la sua storia e la sua memoria rendendolo materia d’opera d’arte, dialogano con gli ambienti settecenteschi e le opere della Galleria d’Arte Sacra dei Contemporanei. Dopo l’anteprima in occasione della Giornata di Primavera del Fai, a cui hanno partecipato oltre tremila persone, giovedì 10 giugno alle ore 18.00, s’inaugura negli ambienti del piano nobile della settecentesca villa di Niguarda la retrospettiva di Pino Pedano “Orizzonte”. Quarantacinque opere, di cui dieci realizzate per l’occasione, ricostruiscono il percorso creativo dal 1975 a oggi dell’ “artista del legno interiore”, come l’ha definito Tommaso Trini. Presenti nella mostra, curata da Giovanni Gazzaneo, le ormai classiche sfere, i totem, le madri. Ma anche l’imponente “Porta del Paradiso”, realizzata da Pedano per la personale del 2008 alla Chiesa Rossa in dialogo con i neon di Dan Flavin. Tra gli inediti i totem “Passio”, “Trinitas” e il dittico in pioppo “Orizzonte”, che dà il nome alla mostra.

In bilico tra alta ebanisteria e scultura, arte e raffinatissimo artigianato, Pedano lavora il legno a partire dal suo interno, sezionato e ricomposto alla ricerca di un’armonia perfetta di forme, ritmi, colori. Una “scultura ecologica”: per le sue opere non è mai stato abbattuto un albero ma utilizzati solo materiali di recupero. Una “scultura interiore”: porta in superficie l’anima del legno, “perché – racconta l’artista – la sua vita non muore nonostante tagli, manipolazioni, trattamenti industriali”.

“Pino Pedano – scrive il teologo Pierangelo Sequeri nel testo in catalogo, che contiene scritti tra gli altri di Antonia Arslan, Pierluigi Lia, Gabriel Mandel, Inge Feltrinelli – si rivolge con gratitudine e rispetto al racconto del legno. Più che scolpirlo, se ne lascia colpire. Lo asseconda, con animo vergine (ma non ignaro: l’uomo conosce il doloroso passaggio dalla tragica imminenza del congedo alla grazia inattesa di una “vita nuova”). Pedano ha la pazienza del vero ascoltatore, la tenacia senza tempo del contemplativo autentico. È così che si merita le rivelazioni dell’anima del legno, che incantano anche noi. Entriamo così, anche noi, nel “giardino segreto”, in cui l’albero-legno offre i suggestivi incanti della sua seconda vita. L’ingrandimento dei dettagli mostra qui un continuum variegato, che si rinnova incessantemente e sconfina – letteralmente – all’infinito. Non è scultura in legno, questa. Qui è proprio il legno che scolpisce te, semplicemente rivelandosi”.

La mostra, patrocinata dalla Regione Lombardia, è promossa da Crocevia – Fondazione Alfredo e Teresita Paglione e realizzata in collaborazione con “Luoghi dell’Infinito”, mensile di arte e cultura di “Avvenire”.